La squadra sportiva

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la squadra sportiva

Tutti noi abbiamo fatto parte di un gruppo nel corso della nostra vita, che sia di amici o di compagni di classe o di lavoro. Certo cambia il modo in cui si è creato e le sue finalità: un gruppo informale si costituisce spontaneamente, per affinità di carattere, interessi comuni e per passare insieme del tempo libero (dunque per amicizia); un gruppo formale ha uno scopo ben preciso e delle regole esplicite che ne determinano i rapporti interni (Palmonari, 2001). La squadra sportiva è sicuramente inseribile in quest’ultima categoria.

Molte sono le definizioni che sono state date per descrivere un gruppo. Brown (2000) suggerisce che esso esista “quando due o più persone vedono se stessi come suoi membri ed è riconosciuto come tale da almeno un altro individuo”. In ambito sportivo normalmente due giocatori si ritengono uniti da un obiettivo comune (es. fare il meglio possibile) e non è difficile individuare una squadra da fuori, anche solo per via delle maglie uguali.

Certamente, poi, ogni team avrà le sue caratteristiche, influenzate a sua volta da ciò che apportano le singole persone in termini di carattere, qualità psicofisiche e tecniche. L’incrociarsi di tali elementi porta a risultati non sempre prevedibili: ci sono squadre piene di campioni che non riescono a fare grandi risultati e altre che invece, pur non avendo fuoriclasse, riescono in imprese difficilmente immaginabili all’inizio.

Al tempo stesso due team dalle caratteristiche simili possono differenziarsi per risultati a seconda di diversi fattori, come il grado di collaborazione al loro interno (Cei, 1998). Tutto ciò accade perché ogni gruppo può rendere sul campo in base ad una sorta di “alchimia” che si crea tra i singoli elementi e non attraverso la somma delle caratteristiche dei membri (Lewin 1972).

La formazione di un gruppo

Uno degli aspetti più studiati è il modo in cui viene costruita una squadra. Il modello lineare di Tuckman e Jansen (1977) individuano cinque momenti ben precisi che si susseguono.

  • Formazione: i membri del team si conoscono.
  • Conflitto: si generano momenti di tensione per l’emergere di bisogni o idee personali.
  • Normativo: si trova una soluzione al conflitto stabilendo regole comuni e condivise.
  • Prestazione: si forniscono le performance utili al raggiungimento di uno o più obiettivi.
  • Aggiornamento: raggiunti, o meno, gli obiettivi si valuta la propria posizione nel gruppo (decidendo di rimanervi o meno).

Per Carron et. al (1988) la squadra può alternare, invece, da momenti di forte coesione ad altri di disgregazione, come fosse un pendolo. Quindi si può passare da periodi in cui si condividono aspettative e obiettivi (di solito all’inizio della stagione), ad altri caratterizzati da conflitti con la creazione di sottogruppi, per tornare ad uno stato di evidente aggregazione nei momenti topici della stagione (es. partite importanti) e di scarsa coesione al termine dell’attività agonistica.

Indipendentemente da quale teoria si voglia seguire, è ormai radicata l’idea che un gruppo unito, con obiettivi chiari e condivisi e in cui tutti si aiutano a vicenda ha più possibilità di avere successo (Carron, 1988). Il mio compito come psicologo è trovare e applicare le strategie più idonee affinché ogni squadra possa costruirsi nel modo più funzionale a raggiungere lo scopo comune.

Bibliografia

Carron, A.V.; Widmeyer W.N.; Brawley, L.R. (1988). Group Dynamics in Sport. Spodym Publisher: London.

Cei, A. (1998). Psicologia dello sport. Il Mulino: Bologna.

Brown, R. (2000). Psicologia sociale dei gruppi. Il Mulino: Bologna.

Lewin, K. (1972). Teoria e sperimentazione in psicologia sociale. Il Mulino: Bologna

Palmonari, A. (2001). Gli Adolescenti. Il Mulino: Bologna.

Tuckman, B.W.; Jansen, M.A.C. (1977). Stages of small group development revisited. Group and organizational studies, vol.2, pp.419-427.

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