La percezione nello sport

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La percezione nello sport

Capita che atleti diversi abbiano percezioni differenti della stessa azione. Per esempio, nel calcio, un portiere si può concentrare su ciò che accade in area di rigore, notando i movimenti di un attaccante avversario. Quest’ultimo, intanto, vede inevitabilmente le cose da un altro punto di vista, focalizzandosi sul controllo della palla, sui difensori e/o sul portiere stesso.

La psicologia dello sport ha rivolto molta attenzione allo studio della percezione dello spazio e dei movimenti, in quanto è evidente che come osserviamo la realtà ci indurrà a comportarci in un modo anziché in un altro.

Come funziona

Quando vediamo un’azione facciamo una scelta, consapevole o meno, su a che cosa indirizzare la nostra attenzione. Secondo Dragoni (2014), l’oggetto delle nostre percezioni viene isolato secondo due principi.

  • Relazione figura/sfondo.
  • Segmentazione del campo visivo.

In pratica, l’immagine di sfondo viene suddivisa per individuare al meglio determinati oggetti che verranno “isolati” dal resto. Rimanendo nell’esempio iniziale, il portiere potrebbe decidere di dedicarsi solo al movimento dell’attaccante in possesso di palla, perché ritenuto pericoloso, tralasciando le azioni dei difensori. Si verifica quindi una scelta, in base alle proprie idee, esperienze, convinzioni. L’oggetto poi sarà seguito per via della costanza percettiva: dato che la grandezza dello stesso non cambia, è possibile riconoscerlo durate tutto il suo movimento.

Le fasi

Quando l’attaccante sta per tirare, il portiere dovrà focalizzarsi su come viene calciato il pallone, magari anche sulla postura dell’avversario per prevedere il tiro; successivamente dovrà capire la traiettorie e la forza della palla per provare a prenderla. Questo processo è possibile grazie al fatto che noi percepiamo il movimento e rispondiamo ad esso attraverso determinate fasi (Tavella, 2012).

  • Ricezione dell’informazione: si acquisiscono elementi attraverso i ricettori sensoriali (vista, udito, tatto, olfatto).
  • Decodifica: una volta che ci si concentra sull’oggetto in esame, l’informazione viene vagliata e/o tralasciata od ulteriormente elaborata dal nostro cervello, confrontandola con altre vissute in precedenza.
  • Memorizzazione: l’informazione viene come “registrata”. 
  • Selezione della risposta: più lunga delle fasi precedenti, si ricercano in memoria le possibili soluzioni messe in atto in passato in situazioni simili (per ricrearle) e si pensa a come reagire.
  • Programmazione ed esecuzione della risposta: si calibra l’azione da mettere in atto, tenendo conto di fattori come il tempo e la forza.

Nel tentativo di parare il tiro dell’attaccante, il portiere completerà inconsapevolmente tutti questi passaggi. Dalla decodifica in avanti ci sono una serie di variabili, condizionate dalla propria esperienza personale, che determinano il raggiungimento o meno del proprio intento. Non è un caso che proprio l’esperienza per il portiere sia considerata fondamentale, dato che, con essa, si acquisiscono, appunto, una serie di informazioni utili in molte situazioni.

Il fatto stesso di non percepire bene un elemento, infine, può essere determinante. La postura e l’angolazione del piede con cui l’attaccante calcia influenzerà il tipo di tiro: se si riesce a capire prima dove potrebbe andare la palla, si potrà anticipare il ragionamento e avere più chance di prendere una palla magari molto veloce e ben angolata.

Bibliografia

Dragoni, G. (2014). Vincere con la mente. Erika Editrice: Cesena.

Tavella, S. (2012). Psicologia dell’handicap e della riabilitazione nello sport. Armando Editore: Roma.

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