La comunicazione non verbale nello sport

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La comunicazione non verbale nello sport

Noi siamo abituati a definire comunicazione ciò che diciamo con le parole o al massimo leggiamo su uno schermo o su un libro/giornale. In realtà, come ho spiegato in un articolo precedente, abbiamo molti modi per trasmettere un messaggio ad un interlocutore (Anolli, 2012).

Noi forniamo delle informazioni quando gesticoliamo, ci muoviamo, tocchiamo qualcuno. Anche se non usiamo un codice scritto o orale potremmo riuscire comunque a far capire ciò che pensiamo.

Tipi di comunicazione non verbale

Se non usciamo le parole, possiamo esprimerci attraverso quattro canali (Anolli, 2012).

  • Cinesica. Le espressioni del nostro volto, i gesti, i movimenti del nostro corpo sono indicatori di ciò che stiamo pensando o di emozioni: le informazioni che prendiamo in questo modo spesso completano o sostituiscono quelle emerse dalla comunicazione verbale.
  • Paraverbale. Il tono della nostra voce, comprese le inflessioni, ci fanno capire il senso delle frasi (es. affermativa o interrogativa) e quale rapporto c’è fra due persone: “mi aiuti adesso!” implica una richiesta quasi impositiva, esprimersi con un “mi aiuti adesso?” delinea una richiesta.
  • Prossemica. La posizione in cui ci disponiamo nello spazio rispetto alle cose o alla gente. Se in uno spazio con poche persone conosciute stiamo lontano da tutti, probabilmente questo potrà essere letto come voglia di stare per i fatti propri.
  • Aptica. Individua il modo ci relazioniamo con un contatto fisico: se stringiamo la mano ad una persona che ci è stata appena presentata diamo un’immagine diversa rispetto a non farlo.

Non sempre, però, riusciamo a percepire esattamente cosa sta comunicando una persona. Se un ragazza si siede nell’angolo di un autobus vuoto, tale gesto può essere interpretato come la volontà di non avere relazioni con gli altri, isolarsi; può essere, però che la scelta sia dovuta ad una specie di preferenza verso quel tipo di posto. Quando percepiamo un comunicazione non verbale, noi lo interpretiamo in base alle nostre conoscenze o esperienze passate: se sappiamo che un’espressione di un compagno vuol dire che è arrabbiato lo capiremo subito, ma se l’allenatore non lo sa, potrebbe non darci peso. 

Non verbale e sport

Saper usare questo tipo di comunicazione è utilissimo in ambito sportivo. Basti pensare a quelle situazioni in cui l’allenatore è lontano da un atleta e per farsi capire accompagna le parole a gesti ben visibili. Ma anche “leggere” le espressioni degli altri fornisce l’opportunità di intuire qualcosa che può essere utile negli allenamenti o in gara. Riprendendo l’esempio dell’atleta arrabbiato, se l’allenatore capisse questa emozione dal volto del ragazzo, magari potrebbe intervenire per calmarlo e consentirgli di affrontare l’attività più serenamente.

Mi capita spesso di condurre lezioni sul tema trattato in questo articolo: attraverso dei giochi spesso faccio capire l’importanza dell’uso del linguaggio non verbale e questo fa si che ci sia più consapevolezza da parte di atleti e tecnici su come comunicano.

Bibliografia

Anolli, L. (2012). Fondamenti di psicologia della comunicazione. Bologna: Il Mulino.

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