La coesione nello sport

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La coesione nello sport

Tanto volte si dice che una squadra, per raggiungere più facilmente un obiettivo comune, dovrebbe essere unita. Ma cosa permette di riuscirci?

Carron (1988) definisce coesione la tendenza di un gruppo a collegarsi e a rimanere unito per perseguire un obiettivo. La sua presenza è importante, in quanto persone che agiscono insieme per uno scopo comune hanno più probabilità di darsi una mano nei momenti difficili e di avere successo. Basti pensare ad una squadra di basket che gioca coprendo bene gli spazi del campo, con gente che si sacrifica quando un compagno è in difficoltà, paragonata ad altre in cui nemmeno ci si passa volentieri la palla.

Fattori antecedenti

Analizzando il contesto sportivo, per Carron la coesione può essere di due tipi: legata al compito (es. vittoria di una competizione) o sociale (es. semplice voglia di stare insieme). In entrambi i casi ci sono quattro macro fattori che determinano il grado di unione di un gruppo.

  • Ambiente. Le responsabilità contrattuali, il tipo di organizzazione (squadra professionista o meno), le norme, la dimensione del team, la vicinanza fisica dei membri durante l’attività.
  • Personali. Le caratteristiche socio-demografiche dei componenti, desideri e soddisfazioni passate individuali.
  • Di squadra. Stabilità del gruppo nel tempo, l’insieme delle capacità tecniche, la natura del compito per cui esiste la squadra, i risultati e le prestazioni ottenute, la condivisione di esperienze, il tipo di comunicazione tra i membri, la facilità di difendere il team di fronte alle critiche esterne.
  • Leadership dell’allenatore. Il suo stile decisionale, il suo comportamento e il rapporto che ha con i suoi atleti.

Più il gruppo è piccolo, meno variabili ci sono, e più la coesione è favorita. Laddove sono presenti troppe persone esistono anche più diversità da dover gestire, più opinioni, più esigenze personali.

Risultati della coesione

Per Carron i reali effetti della coesione in una squadra possono essere divisi in due categorie. 

  • Di gruppo: una buona performance, la stabilità nel tempo del team, la qualità della comunicazione e la difesa del gruppo stesso di fronte ad attacchi esterni.
  • Individuali: in termini di buone prestazioni, soddisfazione, consapevolezza e accettazione del proprio ruolo, voglia di rispettare le regole o di assumersi maggiori responsabilità.

Qualora la squadra non fosse unita verso un obiettivo, i risultati precedenti non potrebbero essere raggiunti e, al contrario, si arriverebbe a:

  • una disgregazione del gruppo stesso;
  • scarsa soddisfazione dei membri, che saranno portati a non rispettare le norme e i propri ruoli;
  • giocare principalmente per se stessi in attesa di andarsene. 

L’intervento sul campo

Come professionista devo saper riconoscere eventuali problematiche, magari prima ancora che si arrivi a notare i risultati negativi. L’obiettivo è fare in modo che ogni membro della squadra si senta parte di esso al 100%, non facendo mancare mai il suo apporto. Per fare ciò è necessario intanto analizzare la situazione e in seguito, se necessario, agire sugli elementi descritti precedentemente. Nel caso si possono utilizzare discussioni in gruppo o tecniche specifiche come il team building, che permettono di migliorare la conoscenza e l’affiatamento di squadra. 

Bibliografia

Carron A.V., (1988), Group Dinamics in Sport. Spodym Publishers, London.

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