L'Imagery

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imageryA tutti è capitato di immaginare qualcosa nella propria vita: ad esempio come potrebbe andare un incontro, come svolgere un'azione, come sarebbe bello ritrovarsi in un luogo in cui ci si sente tranquilli. In quei momenti ognuno di noi stava utilizzando, più o meno propriamente, la tecnica dell'imagery (o, come spesso viene chiamata, visualizzazione ideomotoria), definita da Morris, Spittle & Watt (2005) come:

"la capacità di creare o ricreare un'esperienza generata da informazioni immagazzinate in memoria che coinvolge caratteristiche quasi sensoriali, quasi percettive e quasi affettive, che sono sotto il controllo volontario di colui che immagina e che possono presentarsi in assenza di antecedenti stimoli normalmente associati con l'attuale esperienza”.

 

Si capisce da questa definizione che si sta parlando di un'esperienza indiretta che deriva dal nostro pensiero, di percezioni non reali, ma non molto distanti da quelle che sperimenteremmo in una situazione vissuta. Se, ad esempio, immaginiamo di essere in un luogo che ci ispira serenità è perchè sappiamo, da esperienze passate, che un posto del genere ha su di noi tale effetto o perchè crediamo, non avendolo provato, sia l'ideale per provare quelle sensazioni.

Di solito la visualizzazione è proposta in ambito sportivo per diversi scopi, tra cui:

 

  • affinare una tecnica da utilizzare in allenamento o in gara;
  • preparare una competizione;
  • prevedere eventualità e provare a trovare delle soluzioni;
  • concentrarsi prima di svolgere un compito;
  • rilassarsi.

 

Feltz & Landers prima (1983) e Hinshaw poi (1991) hanno sottolineato come la visualizzazione di un gesto non può sostituire la pratica motoria, ma influisce positivamente sulla prestazione dell'atleta. Tendenzialmente questo è spiegato da due teorie che hanno dato vita a diverse ricerche e che citerò brevemente.

 

  • Per la teoria psiconeuromuscolare (Carpenter, 1984; Jacobson,1931) il cervello dell'atleta invia, durante l'immaginazione di un gesto sportivo, impulsi neuromuscolari simili a queli originati durante la messa in atto dello stesso specifico movimento, ricevendo indietro un feedback, sempre neuromuscolare, che permette alla persona di rivedere e affinare la modalità di azione.
  • Per la teoria dell'apprendimento simbolico (Sackett, 1934) quando visualizziamo un azione, la stiamo codificando in memoria facilitandone la comprensione e l'apprendimento; ciò permette poi di esaminare la propria prestazione ed, eventualmente, apportare le modifiche utili a migliorarla.

 

Parlando di come viene effettuata nella pratica l'imagery, Morris, Spittle & Watt (2005) hanno individuato due sue dimensioni caratteristiche, la cui presenza determina la qualità della visualizzazione stessa.

 

  • Controllabilità: quanto immaginato deve essere trasformabile e manipolabile dalla nostra mente senza difficoltà.
  • Vividezza: un'immagine deve essere chiara, piena di particolari sensoriali (ciò che vedo, sento, etc..).

 

Fegateli (2011) ha aggiunto altri due aspetti importanti, come quelli di prospettiva e modalità: il primo indica se l'atto immaginativo sia effettuato come se ci vedessimo dal di fuori compiere un'azione (prospettiva esterna) o all'interno del nostro corpo (prospettiva interna); la seconda riguarda il canale sensoriale che utilizziamo prevalentemente per visualizzare una realtà (di solito visivo o uditivo).

Personalmente io uso tantissimo l'imagery con i miei atleti e gli allenatori, in particolare quando voglio far raggiungere loro il giusto stato psicofiologico per affrontare una gara e aiutarli a concentrarsi o ad affinare una tecnica: pur non essendo l'unica tecnica utilizzabile a tali scopi, ho potuto constatare che la sua semplicità e adattabilità mi permette di raggiungere più facilmente gli obiettivi nella maggioranza dei casi. 

 

 

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Bibliografia
Carpenter, W.B. (1894). Principles of mental physiology. Appleton: New York.

Fegatelli, D. (2011). L'imagery nello sport. In F. Lucidi (ed.), Sportivamente, pp. 427-470. Led Edizioni: Milano.

Feltz, D.L.; Lander, D.M. (1983). The effects of mental practice on motor skill learning and performance: a meta analysis. Journal of Sport Psychology, 5, pp. 25-57.

Hinshaw, K.E. (1991). The effects of mental pratice on motor skills performance: critical evaluation and meta-analysis. Immagination, cognition ad personality, 11, pp. 3-35

Lang, P.J. (1979). A bio-informational theory of emotional imagery. Psychophysiology, vol. 17, pp. 495-512.

Morris, T.; Spittle, M.; Watt, A.P. (2005). Imagery in sport. Champaign, Human Kinetics: Illinois.

Paivio, A. (1975). Coding distinctions and repetition effects in memory. In G.H. Bower (ed.), Psychology of learning and motivation, 9. Academic press: Orlando, FL

Sackett, R.S. (1934). The influences of simbolic reharsal upon retention of a maze habit. Journal of general psychology, 13, pp. 113-138.

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