L'ansia

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ansiaForse ti sarà capitato di vedere atleti che di fronte ad una competizione iniziano ad essere preoccupati, tesi, hanno forti timori di non riuscire a dare il meglio di sé: probabilmente, in tali occasioni, avrai pensato di avere davanti una persona ansiosa. 

 

L'ansia può essere definita come un'emozione negativa caratterizzata, appunto, da nervosismo e preoccupazione e che è determinata da due componenti diverse:

 

  • cognitiva (data dalle preoccupazioni, dai dubbi sul riuscire in qualcosa, dal credere che le cose andranno male);
  • somatica (fisiologica, tipica di quando ci tremano le mani o quando, impropriamente, si dice che ci sentiamo "le farfalle nello stomaco" dall'agitazione).

 

 

Spielberger (1966) ha sottolineato come l'ansia possa essere di stato o di tratto: nel primo caso è transitiva e derivante da situazioni che cambiano le nostre sensazioni del momento (es. evento inaspettato e che ci preoccupa e ci mette in apprensione); nel secondo ci si riferisce ad una predisposizione che può avere l'individuo a percepire come "pericolose" determinate circostanze (es. paura per un animale come un topo).

Quando parliamo di ansia da prestazione nello sport indichiamo quella situazione in cui la persona è preoccupata di come svolgerà il proprio compito (in gara, ma anche in allenamento), a tal punto da essere incerta, timorosa nelle proprie azioni. Questa condizione può portare, a volte, a produrre risultati insoddisfacenti, ad abbassare la fiducia in sé stessi e a creare ulteriori paure ad affrontare nuovamente la stessa circostanza. 

Uno degli effetti più gravi dell'ansia è quello di incidere su alcuni processi di pensiero tra cui la presa di decisione, tanto che a volte risulta difficile fare la scelta giusta sulle azioni da compiere: in questi casi è come se la nostra attenzione si "restringesse" (Perry 2015) fino a farci filtrare male le informazioni che ci arrivano dal contesto e a non comprenderle al meglio. Altra possibilità è che siano così tante le cose di cui iniziamo a preoccuparci, da non riuscire a gestirle. Masters (1992) ha sottolineato come nell'apprendere qualcosa si passi da uno stato "cosciente", in cui si pensa a ciò che bisogna fare, ad uno di "incoscienza", in cui il movimento diventa automatico. Per essere più chiari, quando si impara a guidare si passa da una fase in cui si sta attenti a tutto ciò che si fa, ad una successiva in cui possiamo pensare ad altro perchè tanto ci è naturale fare la cosa giusta a seconda delle situazioni in strada. Quando, malauguratamente, capita di essere coinvolti in un incidente per distrazione, si può creare quella condizione per cui ricominciamo a pensare a ciò che serve per non incorrere a problemi nel traffico (distanze di sicurezza, quando cambiare, quando mettere la freccia, etc..) fino ad arrivare ad una sorta di "paralisi di analisi" in cui i nostri movimenti e decisioni sono rallentati dal dover ragionare su tutto ciò che stiamo facendo.

Sull'ansia è possibile agire, anche con ottimi risultati: come psicologo posso proporre diverse soluzioni o percorsi rivolti ad affrontarla e controllarla al meglio, cercando di capire innanzitutto le ragioni che portano a tali stati e, successivamente, agendo su di esse. 

 

 

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Bibliografia

Masters, R.S.W. (1992). Knowledge, knerves and know-how: the role of explicit versus implicit knowledge in the breakdown of a complex motor skill under pressure. British journal of psychology, vol. 83, pp. 343-358.

Perry, J. (2015). Sport psychology: a complete introduction. Hodder & Stoughton, Great Britain.

Spielberger, C.D. (1966). Theory and research on anxiety. In C.D. Spielberger (ed.), Anxiety and behavior, pp. 3-19, Academic press: New York. 

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