Come gestire un infortunio

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come gestire un infortunio

Quasi tutti gli atleti, nel corso della loro carriera, si trovano a dover affrontare un infortunio più o meno grave. In questi casi è frequente che ci si senta frustrati dal non poter gareggiare, arrabbiati per il tempo che non si può dedicare agli allenamenti, addirittura disperati perché si allontana il raggiungimento degli obiettivi. L’atteggiamento migliore da adottare è, come intuibile, quello di reagire, magari con l’aiuto di qualcuno. Ma in che modo?

Consigli

Butler (1998), per vivere al meglio questa situazione di forzata inattività, propone alcuni suggerimenti che io stesso ho constatato essere stati efficaci in molti casi.

  • Comprensione e supporto. Può essere utile parlare delle proprie sensazioni con chi ci sta intorno e avere l’aiuto necessario (anche di uno psicologo se lo si ritiene opportuno) per capire che l’infortunio è una malattia professionale, che può capitare a chiunque e che va affrontato nel giusto modo.
  • Avere un programma di riabilitazione condiviso con chi ci segue (allenatore, preparatore atletico, medico, etc). In questa fase è preferibile porsi buoni obiettivi di lavoro, monitorando i progressi costantemente.
  • Ridurre lo stress. L’uso di tecniche di rilassamento e/o imagery può aiutare ad affrontare al meglio i periodi di stop forzato.
  • Lavorare su aspetti nuovi. Il tempo a disposizione recuperato dai mancati allenamenti, può essere riutilizzato per attività trascurate prima (es. lo studio di nuove tattiche di gara).
  • Allenarsi mentalmente tramite le visualizzazioni. Molti autori (es. Carpenter, 1894; Sackett, 1934; Paivio, 1975; Lang, 1979; Ahsen, 1984) hanno sottolineato l’importanza di tale tecnica nei processi di memorizzazione di un particolare gesto, sportivo e non. Come fanno notare, più recentemente, Morris, Spittle e Watt (2005) rivedere mentalmente movimenti tecnici o situazioni tattiche può essere un sostitutivo adeguatamente efficace dell’allenamento o della gara.

Bibliografia

Ahsen, A. (1984). ISM: the triple-code model for imagery and psychophysiology. Journal of Mental Imagery, 8, pp. 15-42.

Butler R.J. (1998). Sport psychology in action. Oxford, England: Butterworth-Heinemann. Trad. di Bellotti P., Pirritano, M. Psicologia e attività sportiva, guida pratica per migliorare la prestazione. Il Pensiero Scientifico Editore, Roma.

Carpenter, W.B. (1894). Principles of mental physiology. Appleton: New York

Lang, P.J. (1979). A bio-informational theory of emotional imagery. Psychophysiology, 17, pp. 495-512.

Morris, T.; Spittle, M.; Watt, A.P. (2005). Imagery in sport. Champaign, Human Kinetics: Illinois.

Paivio, A. (1975). Coding distinctions and repetition effects in memory. In G.H. Bower (ed.), Psychology of learning and motivation, 9. Academic press: Orlando, FL

Sackett, R.S. (1934). The influences of simbolic reharsal upon retention of a maze habit. Journal of general psychology, 13, pp. 113-138.

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