Clutch

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clutch

Chiunque si è trovato nella situazione di dover esprimere al meglio il proprio potenziale per ottenere un risultato: durante una presentazione, un esame, nello sport. Pensa, per esempio, ad un ciclista che è testa a testa con un avversario alla fine di una corsa: in quel momento cercherà di tirare fuori tutte le proprie capacità ed energie psicofisiche per tagliare per primo il traguardo. Lo stato che si vive in quel momento è oggetto di studio negli ultimi anni ed ha un nome: clutch.

Spesso si parla di esperienza flow, ovvero la fase in cui perdiamo il senso del tempo e abbiamo il pieno controllo dell’attività intrapresa, quasi fossimo un tutt’uno con essa, ma in maniera naturale, senza percepire sforzo (Csikszentmihalyi, 1990). Con essa lo stato di clutch ha delle similitudini, ma anche delle differenze sostanziali. Per Swann et al. (2016) esso si presenta in un momento culmine della prestazione sportiva in cui l’atleta sa che deve aumentare l’intensità e l’impegno (come nell’esempio, alla fine di una competizione). Ovviamente gioca un ruolo fondamentale nella peak performance, cioè nel raggiungimento della massima prestazione possibile.

Caratteristiche

Nello stato di clutch c’è piena consapevolezza di ciò che si sta facendo e, così come nell’esperienza flow, si perde la percezione del tempo tanto da essere totalmente assorbiti nella prestazione, di cui si sente il controllo. Lo sforzo e la concentrazione, però, sono percepite come massime, volutamente forzate e quindi non naturali (Swann et al., 1996). Infatti, un atleta che vede il suo avversario accelerare verso la linea del traguardo, dovrà valutare attentamente come agire e tirare fuori consapevolmente le ultime energie che ha in corpo per vincere.

Normalmente dunque, lo stato di clutch avviene quando siamo sotto pressione e dobbiamo superare l’ostacolo o quando sappiamo che dobbiamo fare il massimo sforzo per raggiungere un obiettivo. A volte la semplice motivazione aiuta a gestire al meglio questi problemi, ma può non bastare (Swann et al., 1996). Dato che tale esperienza coinvolge capacità fisiche e psicologiche, ecco che un buon allenamento sul campo che possa ricreare queste situazioni, abbinato ad un adeguato Mental Training, possono dare la possibilità all’atleta di affrontare al meglio le fasi principali di una gara.

Bibliografia

Csikszentmihalyi, (1990). Flow: the psychology of optimal experience. HarperCollins Pubblisher: New York.

Swann, C.; Keegan, R.; Crust, L.; Piggott, D. (1996). Psychological states underlying excellent performance in professional golfers: “Letting it happen vs. Making it happen”. Psychology of Sport and Exercise, 23 (2016):101-113.

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