Clutch

clutch

Chiunque si è trovato nella situazione di dover esprimere al meglio il proprio potenziale per ottenere un risultato: durante una presentazione, un esame, nello sport. Pensa, per esempio, ad un ciclista che è testa a testa con un avversario alla fine di una corsa: in quel momento cercherà di tirare fuori tutte le proprie capacità ed energie psicofisiche per tagliare per primo il traguardo. Lo stato che si vive in quel momento è oggetto di studio negli ultimi anni ed ha un nome: clutch.

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Choking

choking

Una volta un tennista mi raccontò che in una gara di un torneo importante, dopo aver vinto il primo set, il suo avversario iniziò a proporre un gioco veloce che lo mise in seria difficoltà. L’atleta sentiva di aver momentaneamente perso sicurezza in quello che faceva, di essere condizionato dalla paura di non passare il turno, dall’ansia e dalla tensione crescente. In quel frangente stava vivendo quello che viene chiamato choking.

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Depressione e sport

depressione e sport

Ogni tanto mi è capitato di sentirmi dire da atleti, anche di alto livello: “In questo periodo sono depresso!”. Non fatico a credere che ci siano momenti in cui ci si possa sentire abbattuti, e non solo per aver mancato un obiettivo, ma anche per altre valide ragioni. È anche vero, però, che a volte esageriamo nell’uso dei termini, tanto da scambiare sensazioni di tristezza per qualcosa di più grave.

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Come gestire un infortunio

come gestire un infortunio

Quasi tutti gli atleti, nel corso della loro carriera, si trovano a dover affrontare un infortunio più o meno grave. In questi casi è frequente che ci si senta frustrati dal non poter gareggiare, arrabbiati per il tempo che non si può dedicare agli allenamenti, addirittura disperati perché si allontana il raggiungimento degli obiettivi. L’atteggiamento migliore da adottare è, come intuibile, quello di reagire, magari con l’aiuto di qualcuno. Ma in che modo?

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I genitori degli atleti

i genitori degli atleti

I genitori sono una categoria spesso sottovalutata nello sport. Il loro impegno si manifesta nel tempo dedicato (quanti si devono organizzare per portare i bambini ad allenamento?) e negli investimenti fatti (le spese per i corsi e le eventuali trasferte, a volte, non sono trascurabili). Eppure, quando si parla di miglioramento della prestazione, sono visti come attori marginali.

Nella mia attività ho avuto modo di conoscere tanti genitori preoccupati per la carriera agonistica dei figli, ma anche per il loro stesso comportamento. Mi sono state fatte tante domande, ad esempio come è meglio agire quando si nota che c’è un problema (di qualsiasi natura).

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